Dove stiamo andando con il digitale?


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Dove stiamo andando?

Qualcuno lo sa esattamente?

Oggi ho riletto Moravia.

Lui non amerebbe questo tempo.

Ma certamente ci darebbe una sua lettura più profonda.

Non a caso era amico di Pasolini, e la sera lasciava la ventiseienne Carmen Llera, per andare a cena con i suoi amici.

Cosa darei oggi per stare al tavolo con loro al “Biondo Tevere“.

Ho letto che le voci non si disperdono, ma si propagano nello spazio.

Recuperare un loro discorso mi basterebbe.

Oggi la memoria è solo visiva.

Più propriamente, spesso, televisiva.

Anzi digitale.

Ma tutta questa conoscenza, potrà mai servirci più di un intellettuale vero?

L’accumulo di conoscenza non basta a generare un pensatore nuovo, ma è di questo, quello di cui, di più, avremmo bisogno.

E non di quelle mezze tacche, che, oggi, ci spacciano come tali.

Dovremmo iniziare a svegliarci dal torpore malefico nel quale tentano, ed anche male, se proprio devo dirlo, di addormentare le nostre coscienze.

Non bastano 500,00 euro, per colmare il vuoto che è stato creato.

Non bastano mille piattaforme, zeppe di cose pronte a distrarci.

Ci servono “shock“, come quello che procurava il discorso di Howard Beale, l’ancorman / giornalista televisivo, del film “Quinto Potere” di Sidney Lumet.

Altrimenti non riusciamo più neanche a capire perché un integralista islamico, un po’ troppo fanatico, e sicuramente strumentalizzato, arrivi ad uccidersi, facendosi esplodere, per uccidere noi.

Nel flusso di coscienza di questa riflessione c’è il male di un intero universo, privo di chiavi di lettura adeguate.

È questo che ci spaventa, non il terrorismo.